di Tomaso Borzomì

Fare azienda è forse un mezzo per realizzare un sogno, sicuramente un’opportunità per fare ciò che piace. Massimo Cipolat Padiel, insegnante precario, è il titolare dell’azienda agricola San Gregorio. L’azienda agricola nasce nel 2008 e si affianca a quella del la nonna.

 

Nella vecchia piccola cascina un tempo il nonno allevava alcune mucche, come facevano tutti e che servivano sia da aiuto nel lavoro della campagna che per la produzione del latte e della carne. Con la morte del nonno l’allevamento delle mucche è cessato,ma nella cascina hanno continuato a trovare spazio galline, conigli, oche, maialini e di tanto in tanto qualche percora. Massimo, perito agrario dal 1991, pur docente precario, continua a coltivare l’idea di poter offrire i sapori della propria terra così come faceva il suo nonno paterno che era casaro nelle latterie sociali, o come il bisnonno materno che nella malga che ora non c’è più faceva come tanti suoi contemporanei la filiera corta prima che venisse inventata. E’ nel 2005, che in seguito allo studio di ricerca sulle fattorie didattiche condotto su 90 aziende agricole sparse nel territorio della sua regione che Massimo comincia a pensare che l’allevamento delle capre potrebbe essere una risposta a diverse esigenze che il territorio manifesta. L’idea di Massimo è infatti quella di una azienda agricola multifunzionale, aperta alle persone che sentono che l’agricoltura può essere occasione di incontro e relazione. Relazione tra le persone, con gli animali, con la terra. La ricerca degli amici per iniziare l’avventura non è cosa scontata, ma se nel dicembre del 2008 le prime capre camosciate entrano nella piccola stalla è il risultato che qualcosa di concreto è accaduto. Attualmente l’impresa è gestita da lui, ma a fornirgli supporto ci sono suo padre, alcuni amici tra cui una dipendente part-time: una squadra di persone per dividersi le fatiche che necessariamente implica questo tipo di attività. Le capre in mungitura hanno raggiunto le 30 unità e a queste il prossimo anno si aggiungeranno altri 20 esemplari nati nei primi mesi dell’anno e che già saltano felici sotto al riparo del tetto della nuova stalla in legno. Ad agosto si comincerà anche con l’esperienza della fecondazione artificiale volta al miglioramento genetico. La voglia di migliorare sia negli aspetti legati all’allevamento che nei processi di trasformazione è un fattore caratterizzante tutte le persone impegnate in azienda. La vendita dei prodotti inizialmente era garantita esclusivamente dal punto vendita interno grazie al passaparola; dal 2012 attraverso la partecipazione a qualche evento fieristico si sono cominciati a stampare alcuni biglietti da visita, e si è realizzato il logo aziendale che ripropone la forma dell’arco del Castello da cui prende il nome alla piccola frazione di Aviano. Il 2013 è l’anno della svolta con l’ampliamento della stalla e la ristrutturazione dei locali di trasformazione e vendita. Il tutto per dare maggiore respiro alle possibilità di farsi conoscere nelle realtà locali dove desidera essere presenti. Anche il sito internet è in allestimento nei prossimi mesi sarà operativo. L’azienda prende il nome da una chiesa poco distante dalla sede aziendale, nell’affresco di Gianfrancesco da Tolmezzo dei gamberi di fiume vengono posti sul tavolo dell’ultima cena. Questo luogo di preghiera, già in sé la narrazione di una sentimento della gente locale, mentre propone al viandante il senso dell’andare cristiano racconta le caratteristiche della topografia di un tempo: questa infatti era terra di gamberi di fiume. Il gambero insegna forse il modo di procedere: avanzare verso il futuro con uno sguardo sempre rivolto al passato per coglierne le cose migliori e non perdere quanto di bello ci viene offerto da tutto ciò che ci circonda.

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